Massimo Brunello riabbraccia lo stadio Mario Battaglini
Il giorno dopo le convocazioni diramate per il Sei Nazioni under 20, Massimo Brunello, allenatore degli azzurrini assieme a Craig Green e Giampiero De Carli, concede il suo pensiero a poche settimane dalla sfida contro l’Inghilterra, in uno stadio che regala all’ex tecnico della Rugby Rovigo ricordi e grandi emozioni.
“Sono felicissimo di ritornare a Rovigo, la mia città, con la Nazionale under 20. Affronteremo un avversario blasonato e spero che il pubblico ci sostenga in un evento di questa portata”.
Brunello, riconoscendo l’importanza del supporto offerto dallo stadio rodigino, offre un pensiero circa gli impegni futuri delle Nazionali giovanili azzurre.
“Tutta Italia invidia l’appoggio del pubblico di Rovigo e sarebbe bello che la città si ritagliasse una fetta importante sul rugby giovanile. Rovigo potrebbe ospitare, almeno una volta all’anno, una partita di una Nazionale azzurra”.
L’ex coach della Rugby Rovigo, quindi, si sofferma sul rapporto di collaborazione nato all’interno dello staff azzurro, composto dal responsabile tecnico Green e da coach De Carli.
“Graig Green lo conoscevo già molto bene, mentre con Giampiero abbiamo condiviso due anni positivi all’Accademia di Mogliano. Siamo un team molto affiatato, che vede il rugby alla stessa maniera”.
E che allena giocatori giovani, ma ormai pronti per affrontare le grandi sfide internazionali. Brunello, infatti, confessa quali sono gli aspetti principali sui quali lavorare.
“Alleniamo giocatori che hanno già acquisito un bagaglio tecnico e fisico importante. Noi tecnici dobbiamo renderli consapevoli delle situazioni da affrontare in campo, in modo tale che i ragazzi sappiano adattarsi”.
Quindi, al principio di un’avventura continentale certamente impegnativa, Brunello traccia gli obiettivi da inseguire in questo Sei Nazioni, che vedrà la Nazionale azzurra impegnata a Rovigo venerdì 10 febbraio 2012.
“Proveremo a vincere una partita almeno, ma affrontiamo un passo alla volta. Il Sei Nazioni è un torneo molto competitivo e più complicato di un Mondiale perché, essendo una rassegna lunga, spinge i ragazzi a mantenere una notevole concentrazione. I giocatori devono comunque vivere questa esperienza al massimo delle loro possibilità, così da prepararsi per il salto definitivo nella Nazionale maggiore”.













