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L’importanza della pratica sportiva – parte terza

Chimica della contrazione muscolare, indolizimento muscolare, debito d'ossigeno.....
1 gennaio 2012 869 visite Stampa articolo Stampa articolo

Chimica della contrazione muscolare. Affinché avvenga la contrazione muscolare è necessario che  l’acido adenosin-trifosfato (ATP) si scinda in acidoadenosin–difosfato liberando acido fosfato che, combinandosi con il glicogeno (fosforilazione ), forma fruttosio difosfato. Quindi la fosfocreatina  si scinde in creatina e acido fosforico; quest’ultimo si combina con l’ADP per riformate   l’ATP.

Il fruttosio difosfato si trasforma in acido lattico, liberando acido fosforico che si unisce con la creatina per riformare la fosfocreatina. Un quinto dell’acido lattico si combina con l’ossigeno e produce anidride carbonica ed acqua: l’energia che si libera da questa trasformazione viene impiegata per trasformare il rimanente acido lattico in glicogeno. Se il lavoro dei muscoli è moderato, il rifornimento di ossigeno è adeguato e l’acido lattico può non formarsi. Al contrario se il lavoro è più intenso e l’apporto di ossigeno è inadeguato,  si forma l’acido lattico che viene trasportato dal sangue al fegato dove viene trasformato in glicogeno. Quando l’acido lattico si forma in eccesso nel muscolo si verifica la sensazione di fatica.

 Indolenzimento muscolare

L’indolenzimento muscolare dopo uno sforzo intenso viene spiegato come un accumulo eccessivo di scorie e a delle probabili profonde modificazioni biochimiche delle fibre muscolari.

Spesso si tende a sdrammatizzare attribuendo l’indolenzimento dei muscoli alla troppa fatica e all’eccessivo accumulo di acido lattico. Se ciò fosse vero la sintomatologia dolorosa dovrebbe insorgere anche in un atleta allenato ogni qualvolta si trovasse a correre ad una intensità superiore alla Soglia anaerobica.
In realtà il lattato prodotto durante lo sforzo viene metabolizzato nel sangue e nel fegato con una certa rapidità e già dopo un paio d’ore dal termine dell’esercizio le sue concentrazioni nel sangue rientrano nella norma. La sintomatologia dolorosa (DOMS) va dunque attribuita a fattori indipendenti dall’acido lattico.
Sebbene non sia stata ancora completamente chiarita l’origine del dolore muscolare la sua comparsa sembra essere legata a diversi fattori. Tra questi i più importanti sono:

1. microlesioni a livello muscolare, 2.risposta infiammatoria a tali microtraumi, 3. eccessive contrazioni e spasmi muscolari, 4. accumulo di metaboliti nei muscoli.

Uno sforzo molto intenso, specie se il soggetto non è ben allenato, a livello muscolare e non solo, provoca numerose microlesioni. Sono proprio questi piccoli traumi che permettono all’organismo di adattarsi allo sforzo migliorando le proprie capacità funzionali.
Tutto ciò ha però anche dei risvolti negativi, dato che un trauma, seppur lieve, è pur sempre un evento stressante e doloroso.
Il dolore ai muscoli ed il conseguente irrigidimento, che in alcuni casi persiste per diversi giorni, sono strettamente dipendenti dal tipo, dalla durata e dall’intensità dell’esercizio.
La sintomatologia più dolorosa insorge in seguito ad esercizi eccentrici ed isometrici. Esempi di esercizi eccentrici sono la corsa in discesa e la fase negativa di una distensione su panca. In entrambi i casi il muscolo si allunga sviluppando tensione per contrastare da un lato la caduta in avanti del corpo e dall’altro la discesa del bilanciere verso il petto.
Un esercizio si definisce invece isometrico quando il muscolo si contrae senza allungarsi o accorciarsi. Spingere con forza le braccia contro un muro è un tipico esempio di contrazione isometrica.
Quando si avvicinano i manubri alla spalla il muscolo bicipite si contrae per permettere il movimento. Allo stesso tempo il muscolo tricipite situato nella parte posteriore del braccio si rilassa e si allunga. Se ciò non accadesse ci sarebbe un forte contrasto tra le azioni dei due muscoli che come sappiamo hanno funzione opposta. Il finissimo meccanismo nervoso che coordina contrazione e rilassamento del muscolo agonista ed antagonista è sincronizzato dall’attività del cervello.
La sintomatologia dolorosa aumenta fino a 48 ore dopo lo sforzo per poi risolversi positivamente nel giro di 3-6 giorni in base alla durata e all’intensità dello sforzo effettuato. Le cellule danneggiate si cicatrizzano e si assiste contemporaneamente ad un processo di riorganizzazione e di adattamento funzionale che  aumenta la resistenza del muscolo. Nei due o tre allenamenti successivi al primo la percezione del dolore diminuisce fino a  scomparire del tutto dopo tre o quattro allenamenti.

La fatica - Dopo che un muscolo ha eseguito un certo numero di contrazioni interviene la fatica: diminuisce l’ampiezza delle contrazioni e il periodo di rilassamento si fa piuttosto lento. Per eliminare la fatica è necessario mettere a riposo il muscolo. Se si attua in assenza di Osi recupera in meno di 1 minuto (riposo anaerobico), ma non è completo. Perché lo sia, è necessario un periodo  di almeno una decina di minuti in presenza di O(ristoro aerobico). In questo modo, il muscolo ritorna alle condizioni iniziali. La fatica, quindi, rappresenta un meccanismo che inibisce  il movimento e costringe l’atleta ad un recupero. E’ quindi un meccanismo di difesa ed è per questo che ricorrere a farmaci che allontanino la soglia della fatica è molto pericoloso.

Debito di ossigeno - Passando dalla situazione di riposo ad una in cui l’intensità di un esercizio continua da aumentare, il consumo di ossigeno aumenta di conseguenza, e si mantiene per tutta la durata dell’esercizio. Il consumo dell’ossigeno non si porta subito in equilibrio, ma vi arriva dopo un circa dopo un paio di minuti. La stessa cosa avviene al cessare del lavoro. Il debito di O2  rende possibile all’atleta eseguire un lavoro per cui necessita una quantità di Oben maggiore di quella che può essere fornita per tutta la durata dell’esercizio. Questo debito viene pagato alla fine del lavoro. Anche alla fine di un esercizio leggero è necessario il riposo  a causa della lentezza  da parte dell’organismo alle nuove richieste di ossigeno. La capacità di assumere ossigeno durante uno sforzo fisico varia da atleta ad atleta, quindi, l’intensità dello sforzo e il recupero è diversificato per ogni individuo. L’assunzione di ossigeno è regolata da fattori diversi: ventilazione polmonare, capacità del sangue di trasportare ossigeno e dal passaggio dell’ossigeno ai tessuti.

Proprietà fisiche del muscolo. Il muscolo è un corpo elastico, infatti, sottoposto a pressione, trazione o a torsione, torna alla forma e alla lunghezza iniziale. L’elasticità di un muscolo rilassato è minore di quella di un muscolo contratto, questo è un meccanismo difensivo che permette di proteggere un muscolo da stiramenti durante le contrazioni improvvise. La contrazione di un muscolo che non varia la sua lunghezza si chiama isometrica o statica ( è comunque presente un leggero accorciamento del muscolo). La contrazione costante durante l’accorciamento muscolare, viene detta isotonica o dinamica. Quando un muscolo contratto si allunga la sua contrazione viene definita eccentrica, mentre quella convenzionale è la concentrica .

Fonte Athletic Training di Iole Sturaro e Sara Colognesi

Redazione

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