Lo sport italiano dal 1946: il 1958
Le discipline sportive in cui l'Italia emerge sono sempre più numerose e varie. Ercole Baldini si ripete da professionista: vince il Giro d'Italia ed è campione del mondo su strada a Reims.
Ma l'impresa straordinaria viene dal nuoto, dove un lunghissimo atleta romano, Paolo Pucci, vince i 100 metri stile libero ai Campionati europei di Budapest.
La Juventus di Boniperti, Charles e Sivori si fregia, prima società in Italia, della stella dei 10 scudetti. Nicola Pietrangeli conquista Parigi, vincendo gli internazionali di Francia.
L'otto" della Moto Guzzi si conferma in campo europeo, i centauri Ubbiali e Provini sono nuovamente iridati e Monti nel bob a due conquista il suo secondo alloro mondiale.
E' ancora la Ferrari con l'inglese Hawthorn a vincere il mondiale conduttori.
I titoli continentali nel pugilato rimangono quattro: Caprari nei piuma prende il posto del mediomassimo Calzavara. Duilio Loi e Marconi mantengono saldamente le corone dei leggeri e dei welter, il sardo Rollo sostituisce D'Agata sul trono europeo dei gallo.
Lo sci nautico si conferma ai vertici europei con la squadra campione e con Piera Castelvetri vincitrice nelle figure e nella combinata.

Juve decimo scudetto: Mattrel, Corradi, Garzena, Emoli, Ferrario, Colombo, Nicolé, Boniperti, Charles, Sivori, Stacchini, Stivanello, Viola, Montico, Boldi, Turchi, Patrucco.
Il ciclismo italiano ha di nuovo un asso
Milano accoglie ogni anno il Giro che ritorna con il fervido slancio della sua gente gelosa custode di questa manifestazione che ha radici profonde nella storia del nostro ciclismo. Quest'anno, però, l'apoteosi milanese, ha assunto aspetti di rara intensità e di vivida passione.
Ercole Baldini non è soltanto il vincitore dei 41° Giro d'Italia, ma è l'atleta che ha dato agli sportivi tutti la lieta novella che il ciclismo italiano può essere ancora fortissimo perchè ha ritrovato un campione di quella stirpe che si temeva dovesse rimanere senza successore. 11 lungo e triste periodo di sudditanza è finito.
Ercole Baldini, a venticinque anni di età al suo secondo Giro d'Italia, ha dominato con schiacciante superiorità il fior fiore del ciclismo mondiale. Unico assente: Anquetil. Ma il francese aveva già ricevuto la sua parte tre giorni prima dell'inizio del Giro nella gara a cronometro di Forlì e merita la gratitudine di tutti gli appassionati di ciclismo perchè ha permesso al campione d'Italia di presentarsi al Giro con un morale elevatissimo.
A Baldini mancava questo, niente altro. Fattosi cosciente della propria forza che è enorme, liberato da una specie di soggezione che ne paralizzava i movimenti. Baldini ha vinto e poteva stravincere tanto chiara è apparsa la differenza fra lui e gli avversari anche laddove si aveva motivo di ritenere che così non fosse. Baldini ha posto al suo attivo un congruo bottino nelle gare a cronometro su percorsi pianeggianti e misti (caso questo ultimo di Comerio) ed è sembrato inattaccabile in salita. Siamo però profondamente convinti che se Baldini fosse stato costretto a guadagnare minuti sulle maggiori salite del Giro, non altrettanto inattaccabili sarebbero apparsi i suoi avversari.
Abbiamo finalmente il nuovo asso. Il lungo digiuno è terminato. Basta un atleta per trasformare una situazione e noi questo atleta l'abbiamo trovato in Ercole Baldini, l'uomo cronometro che domina in salita e che in un prossimo avvenire sarà anche in grado di lottare con i più forti velocisti. Alla «Legnano» che ha avuto Binda, Banali e Coppi l'orgoglio di formare il poker con Baldini, l'atleta destinato appunto a prendere il posto di quei «grandissimi» del ciclismo. Baldini si guasterà. Qualcuno ha detto che si è guastato perchè ha assunto il tono del dittatore. Sarebbe bene evitare certe confusioni. Baldini ha fatto in corsa quel che ha voluto ma senza servirsi di alleanze più o meno pulite, senza minacciare alcuno, senza fare assumere ai suoi gregari atteggiamenti antipatici. Ha imposto una dittatura che è la più sportiva perchè basata unicamente sulla forza delle sue pedalate. Non c'è nulle di prepotente e di fazioso in tutto questo: c'è soltanto la strapotenza di un atleta superiore. Baldini aveva due nemici invisibili: la timidezza e la soggezione. Li ha vinti e con questa vittoria è diventato un autentico asso.
Fonte: Dal Volume “1946- 1986 quarant’anni di Sport Italiano” La Fondazione Giulio Onesti; Testi: Mario Pennacchia, Alfonso Fumarola, Giacomo Mazzocchi.
Fotografie: Ansa, Archivio Gianni Clerici, Archivio CONI, Giuseppe Armenise, Centro Documentazione Mondadori (Cegani, De Biasi, Del Grande, Galligani, Lotti, Marchi, Merisio, Mori, Pino), Achille Compagnoni (Museo Nazionale della Montagna "Duca degli Abruzzi", Torino), Dufoto, Farabola, Fotocronache Olympia, La Gazzetta dello Sport, Liverani, Alessandro Marchesi, Overseas, Pochat (Tennis de France), Publifoto.















