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Elisabetta Bianchini

La giocatrice che da più tempo gioca con la Fruvit
1 dicembre 2011 2.411 visite Stampa articolo Stampa articolo

La centrale Elisabetta Bianchini, detta Betta, 175 centimetri di altezza, classe 1986, è la giocatrice che da più tempo milita tra le fila della Fruvit oggi targata Il Baule.

Tu sei la giocatrice che da più tempo milita nella Fruvit mi pare?

«Sì, sì sono la più anziana non come età anagrafica ma come militanza».

Quando hai cominciato a giocare pallavolo?.

«Ho iniziato quando facevo la seconda media, è stato un po’ per caso, un po’ perché ero alta, a 12 anni ero alta più o meno come ora (175centimetri ndr), e poi perché a pallavolo giocavano delle mie amiche, per cui ho deciso di provare. Ho fatto un anno a Trecenta, dove frequentavo la scuola media, con l'Under 13, che allora si chiamava Fruvit B, mentre poi per fare l'Under 14, quindi la Fruvit A, sono dovuta andare a Santa Maria Maddalena. Lì poi ho fatto la Prima Divisione, poi la serie B1, la B2 e via di seguito».

Sempre e solo pallavolo o hai praticato anche qualche altra disciplina sportiva?

«Ma a questo livello ho fatto sempre e solo pallavolo».

Attualmente oltre a giocare a pallavolo stai facendo qualcos'altro? «Sto studiando farmacia a Ferrara, e poi lavoro anche e faccio la barista».

Riesci a conciliare bene tutto o ai qualche difficoltà nel gestire studio, lavoro e pallavolo?

«In questo momento non ho proprio una grande difficoltà a conciliare le tre attività. Come ho detto faccio la barista quattro volte alla settimana, per cui io riesco a conciliare abbastanza bene le cose. Avevo più difficoltà quando frequentavo le superiori perché i tempi erano più ingessati, mentre frequentando l’università questa mi dà la possibilità di gestire meglio i tempi in base alle mie varie esigenze. Non direi mai a qualche universitario di rinunciare a svolgere un’attività sportiva in quanto la ritengo molto utile sotto molti aspetti».

Che cosa ti ha dato la pallavolo allora?

«Direi tante soddisfazioni, e poi mi ha insegnato a superare i miei limiti e che l’impegno è indispensabile. Anche oggi per esempio che non ho certo più la speranza di poter andare a giocare in serie A, ugualmente m’impegno al massimo e così è anche nelle altre cose che faccio.»

Il campionato che ormai è partito da diverse giornate, come vi trovate tra voi rispetto all'inizio, vi siete amalgamate di più con le nuove arrivate?

«È una domanda che mi fanno spesso, per quanto mi riguarda sono una che è molto difficile che non riesca a integrarsi, un po' per il mio carattere che quello di una persona abbastanza estroversa, e forse a volte un po' troppo e questo mi ha procurato qualche incomprensione.

Le sei titolari sono quelle che già erano insieme l'anno scorso e con le altre ci siamo amalgamate sempre di più. Le ultime partite che abbiamo vinto le abbiamo conquistate con squadre che erano al nostro livello ma che abbiamo superato proprio perché abbiamo dimostrato di essere un gruppo affiatato.

Ormai ci conosciamo e sappiamo dove possiamo arrivare e dove non possiamo e cerchiamo di superare i nostri limiti tutti insieme. Le ragazze nuove mi pare che si trovino bene. Oltre ad essere assieme durante gli allenamenti e alle partite quando possiamo usciamo assieme e questo contribuisce ad affiatare sempre più il gruppo.»

Mi pare anche tutto bene con il vostro tecnico, Pantaleoni, che mi pare vi sostenga al massimo in ogni partita?.

«Su Pietro non si può assolutamente dire niente di negativo. Io ho iniziato a 13 anni con lui,  ho continuato sotto la sua guida, ho cambiato solo quando sono andata a Villabartolomea, ma poi sono tornata indietro subito. Io sono cresciuta con Pietro e per me è stata una figura importante e lo è tuttora, oltre che dovergli tutto per quanto riguarda quello che hai imparato sulla pallavolo, mi ha aiutato anche a crescere sotto altri aspetti della vita, è non è una balla perché a contatto con lui ci sono quattro giorni alla settimana per gli allenamenti più uno per la partita.

 Prima addirittura ero con lui tutti i giorni per cui stavo con lui, quasi, di più che con la mia famiglia. Mi ha insegnato tante cose che e che ora fanno parte di me e che mi servono anche nella quotidianità. Probabilmente ha dei difetti ma io non posso che ringraziarlo, molti tecnici probabilmente a fronte di un allievo cocciuto rinunciano al contrario lui è ancora più cocciuto e non accetta un “non ci riesco” e anche questa è una bella lezione di vita»

Visto l’attaccamento alla tua società e all’ottimo rapporto con il tuo coach penso che per te sarebbe impensabile decidere di andare in un’altra squadra?  

«Ora come ora decisamente non cambierei. Io ripeto ho provato andando a Villabartolomea, di quella società non posso assolutamente parlare male, con loro sono stata bene. Ero allenata da Marchetto che tra l’altro è stato il mio allenatore alle selezioni provinciali, però Pietro è Pietro e la Fruvit è la Fruvit. Noi giocatrici che militiamo nella Fruvit non abbiamo mai anteposto la questione pecuniaria alla passione che è il vero motore e collante che muove tutto il gruppo».

L’essere la giocatrice che da più tempo è tra le fila della Fruvit ti dà qualche vantaggio?

«Non direi, non sono nemmeno il capitano! Mi dà solo il vantaggio di essere quella che da più tempo conosce Pietro e quindi magari so un po’ più come muovermi, ma per sapere ciò che da noi si aspetta il nostro coach non ci vuole molto ad apprenderlo».

Iole Sturaro

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