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Le arti marziali: per saperne di più – parte prima

Le Arti Marziali in generale
1 aprile 2010 4.504 visite Stampa articolo

Non è facile, per i non addetti ai lavori, districarsi tra le arti marziali, soprattutto quelle di origine asiatica, e capirne la differenza. Con Arte marziale si intende una disciplina legata al combattimento, che raccoglie al suo interno determinate pratiche e tecniche codificate fondate a loro volta su particolari principi fisici, culturali e filosofici.

Il termine è entrato nell'uso comune agli inizi degli anni sessanta quando vennero introdotte in occidente le arti marziali orientali, e talvolta viene associata solo a queste ed in particolare alle arti marziali cinesi e giapponesi. Merito particolare per la divulgazione e la conoscenza la filmografia.

Oggi le arti marziali vengono studiate per varie ragioni: ottenere abilità di combattimento, in riferimento allo sport, all’autodifesa, salute fisica, autocontrollo, meditazione, acquisire confidenza col proprio corpo, sicurezza nelle proprie capacità e consapevolezza dei propri limiti.

Esiste una grande varietà di arti marziali, sviluppatesi in luoghi, periodi e per motivi molto diversi tra loro. Quello che le accomuna, però, è un obbiettivo simile: sono sorte per sconfiggere fisicamente una persona, o per  difendersi da aggressioni fisiche. In tutte le arti marziali non è sufficiente l'apprendimento delle sole tecniche di combattimento, ma è determinate lo sviluppo delle capacità mentali, spirituali e fisiche.

Un’altra peculiarità che accomuna le arti marziali è la codifica di tecniche di combattimento. Le arti marziali, soprattutto quelle di origine cinese e nipponiche è, oltre al combattimento (kumite: incontro, “kumi”, di mani “te”), la forma (in cinese lu, e in giapponese kata). Il kata viene definito un combattimento contro uno o più avversari immaginari, ma la definizione più giusta si avvicina di più a quella di una danza coreografica, in cui ogni singolo movimento, ogni singolo muscolo segue una logica di controllo, equilibrio e armonia. Nei vari sistemi di combattimento vengono utilizzate una o più sequenze tecniche di mano (pugni, mano aperta, gomiti, polsi, avambracci, dita), tecniche di gamba (calci, ginocchia, piedi), prese, proiezioni, leve articolari, pressione su punti vitali e armi.

 

Sviluppo delle arti marziali

Le arti marziali si sono sviluppate in tutto il mondo. Molte di queste tecniche hanno perso in popolarità con l’arrivo delle armi da fuoco, ma le arti marziali, soprattutto quelle di origine asiatica sono sopravvissute in quanto non sono solo tecniche di difesa, ma come già detto, qualcosa di più profondo e complesso che riguardano anche gli aspetti filosofici e spirituali. Altri motivi sono l'applicazione sportiva che alcune di queste hanno assunto col tempo, e l'utilizzo che ne viene fatto nell'addestramento militare di alcuni paesi, come il Krav maga israeliano. Tra le arti marziali più conosciute vi sono il karate e lo judo (Giappone)  e  il cinese wushu, più conosciuto in occidente come kung fu, ma accanto a queste ve ne sono moltissime altre meno note, ed altre che riguardano anche altre zone dell’Asia e gli altri continenti. In Europa troviamo per esempio: la scherma, la lotta greco-romana e il pancrazio da cui discende il wrestling, il Jogo do Pau del Portogallo, e il Juego del Palo delle isole Canarie, oltre al pugilato inglese, la lotta olimpica, il savate francese. Nell’America del Sud la Capoeira e jujitzu brasiliano, in Messico la lucha libre. Tornando in Asia, in Indonesia troviamo il Silat, tra cui il Kateda e il Sindo. In India si trova la complessa arte del Kalarippayattu, in Malesia il Kuantao, in Vietnam il più noto Viet Vo Dao, in Tailandia la  boxe tailandese, in Corea il Taekwondo.

Le arti marziali in Europa e in Africa

Introduzione

Prima di inoltrarci nel dedalo della arti marziali asiatiche è doveroso soffermarsi ad esaminare quelle del vecchio continente per conoscerne le origini.

Le arti marziali, d’altra parte il termine deriva da Marte dio della guerra nella mitologia romana (Ares per i greci), sono presenti nelle civiltà classiche europee.

Le prime sfide competitive nella storia dell’uomo sono testimoniate dagli inni, e leggende partono dall’Africa con le civiltà della Mesopotamia e dell'antico Egitto. L’epica Sumera, l'inno di Shulgi o i racconti di Gilgamesh, sono carichi di riferimenti su incontri di pugili e di lottatori che si affrontavano con audacia in combattimenti selvaggi e brutali.

In Egitto, gli incontri di lotta erano particolarmente apprezzati anche dai faraoni e le tecniche, sempre in evoluzione, sono ben rappresentate in molti dipinti murali tra cui le 400 immagini di combattimenti corpo a corpo dei muri del tempio di Ben Hasan risalenti al 2000 a.c.

Nell’antica Grecia era molto radicato lo spirito di combattimento che era un vero e proprio stile di vita e per dimostrane l’abilità, oltre che in guerra, furono presenti nelle competizioni olimpiche, tra le più gradite c’erano il pugilato “pygme, pyx” , la lotta “pale” e il pancrazio (“pankration”, da “pan” che significa tutto e “kratos” che significa forza). Nei Giochi Olimpici dell’antichità, la lotta fu introdotta nel 708 avanti Cristo: nella sedicesima Olimpiade venne affiancata alla corsa insieme al pentatlon. Presso i Romani la lotta era praticata come formidabile mezzo di allenamento militare, inoltre si praticavano  tecniche di pugilato tratte dal pancrazio e  nelle arene si davano battaglia i gladiatori che con il gladio sono stati i precursori della scherma.

Dal medioevo al Seicento nelle principali nazioni dell'Europa dell'Ovest (Italia, Germania, Francia, Spagna...), la lotta era sempre tenuta in alta considerazione in ogni ceto sociale. Si praticava sia come forma di gioco che come difesa personale.

 

Tecniche antiche

 

Il pugilato è una delle discipline sportive più antiche che si conoscano. Addirittura ci sono testimonianze di questa attività nei graffiti preistorici risalenti al III millennio prima di Cristo e conservati presso il British museum of London  dove è possibile riconoscere le figure di persone che combattono con i pugni chiusi.

Il Pancrazio si manifesta come disciplina olimpica nel 648 a.C.; lo scopo era  quello di vincere l'avversario utilizzando le mani nude e tutte le proprie forze,con i contendenti che avevano la possibilità di usare tutte le mosse possibili, dallo sgambetto ai morsi.

Per la sua peculiarità  il pancrazio è diventata una delle più complete discipline da combattimento, poiché comprende tecniche differenti tra loro, quindi allenava in modo completo il corpo, tra le tecniche c’era anche l'acrocorismo, ossia la torsione e conseguente rottura delle dita delle mani. Spesso si arrivava alla morte di uno dei due avversari tanto era efferata questa disciplina.

Nello sport moderno, i discendenti del pancrazio sono il wrestling e il valetudo portoghese.

L'Orthepale, è la versione più antica di lotta, caratterizzata dal combattimento in piedi, non è contemplata la lotta a terra. Vince chi riesce a portare al suolo l'avversario per tre volte. Qualsiasi appoggio a terra, che non siano i piedi, determina la propria sconfitta. Si poteva fare qualsiasi tipo di tecnica: soffocare, lanciare, sgambettare, afferrare alle spalle, torcere e mettere in leva l'avversario, ma si vinceva solo se si riusciva a far cadere per tre volte il contendente.

La Pale prevede sia la lotta eretta che al suolo, l' obbiettivo è la sottomissione dell'avversario mediante qualsiasi tecnica. Ideale disciplina per una propedeutica ed uno sbocco nel Pancrazio.

Pygmachia greca significa letteralmente “combattere con i pugni”, ma in realtà erano ammesse anche tecniche di gamba, perciò si trattava di un antenato della moderna kickboxing. Contatto pieno naturalmente, tanto che i giudici di gara non avrebbero considerato sanzionabile la morte di uno dei due atleti, e senza categorie né riprese.

La Sa strumpa o lotta dei sardi o lotta sarda è un tipo di lotta originaria della Sardegna. Veniva praticata nell'isola durante le feste campestri, cerimonie religiose, fiere di bestiame, riti collettivi agricoli e pastorali come mietitura, trebbiatura e tosatura del bestiame.

La lotta Svizzera, schwingen o osenlupf, è praticata nelle vallate alpine di lingua tedesca, da montanari e mandriani, in particolare durante le festività. per l'incontro, i lottatori vestono speciali calzoncini di pelle con bretelle che consentono prese particolari.

Il Rangein (o lotta tirolese) si pratica maggiormente  nella valle di Ziller in Tirolo particolarmente durante la Gauderfest, che avviene durante la prima Domenica di Maggio.

La lotta islandese o Glima e' di origini antichissime, essa si pratica facendo vestire ai lottatori i Knickerbockers, o speciali calzoncini corti che portano una speciale cintura intorno alla vita e due intorno alle coscie, tutte di cuoio. Il combattimento si svolge seguendo una tecnica tutta particolare: il lottatore deve prendere con la mano destra il suo avversario per la cintura del calzoncino e, con la sinistra prendere il calzoncino stesso all'altezza della coscia destra sempre dell'avversario. Lottando bisogna fargli perdere l'equilibrio sollevandolo e tentando di rovesciarlo a terra, aiutandosi anche con le gambe

Inoltre vi erano inoltre il Gure o lotta bretone Byxhast-Balgtag o lotta svedese e il Baltkast o lotta finlandese

Il Kirkpinar (letteralmente 40 sorgenti) si pratica in Turchia è una delle lotte più antiche e famose nota in Francia come lutte a l'huile (lotta all'olio). Questa lotta nasce come agon epitaphios, ossia gare disputate in occasione di un rito funebre, ogni anno dal 1360 si disputa un torneo presso Edirne, l'antica Adrianopoli.

I lottatori sono a torso nudo e si cospargono di olio il corpo ed il kispet il robusto pantalone in pelle lungo fino ai polpacci. L'uso dell'olio per rendere più difficoltose le prese è un evidente collegamento con la lotta classica,anche se nell'antichità si combatteva nudi e le prese erano di conseguenza ancora più difficoltose.

 

 

Redazione

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